Tired of Boys? Try a Man!

Xmas Lady, l’amore possibile

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Illustrazione del Natale sotto la neve - apertura racconto Xmas Lady

25 dicembre, Natale pieno. Fuori nevica. Sbircio dalla finestra: vedo il camioncino dei pompieri avanzare a tutta velocità lungo la strada innevata. Dei “Babbi Natale” di molteplici razze trasportano, pedalando, coppie di turisti su risciò dai neon colorati. Sul marciapiede un senza-tetto di colore prende a calci la neve, ridendo, gridando e inveendo contro qualcosa che non riesco a sentire. Sparisce dietro l’angolo, dietro il baracchino di un venditore di hot dog con cui ho fatto amicizia nei giorni scorsi e che ogni volta mi chiede se tifo Milan o Inter (“Messina“, rispondo ogni volta). Dietro, dal tombino della Settima Strada, fuoriesce vapore bianco. Sorrido, pensando che nulla potrebbe essere più newyorkese di questa scena.

Illustrazione notturna di New York dalla finestra dell'hotel


Mi giro, appoggio le spalle al freddo vetro della finestra. Lo sguardo vaga per la stanza alla ricerca del cellulare: devo capire che ore sono. Mi trovo nell’elegante suite nel cuore di Manhattan. Un centinaio di metri quadrati, finemente arredati con suppellettili d’epoca. Un tavolino basso bronzato siede accanto al camino, delimitando l’area soggiorno insieme a un comodissimo divano, due poltrone tigrate dal gusto discutibile che fa tanto europeo, un ampio specchio ad altezza viso e un tavolo rotondo. Poco oltre, l’angolo cucina ospita una decina di stipetti, un frigo americano di quelli giganti e ogni genere di elettrodomestici, inclusi tostapane, estrattore e frullatore.
Adoro i dettagli in bronzo di questa stanza: i pomelli, le decorazioni, il lavandino dotato di una bellissima pistola spray. È ironico: nel paese senza storia, nella città del presente eterno, ho scelto l’hotel più antico e storico. Parliamo del mitico Hotel Chelsea.
Oggi è un luxury hotel, ma per decenni l’Hotel Chelsea è stato un rifugio stabile e permissivo per artisti, con affitti gestiti in modo elastico e una comunità interna quasi da colonia bohémien. Nato nel 1883, è tra le poche residenze ad aver accolto Andy Warhol e il suo discutibile entourage, nelle innumerevoli notti di sesso, droga e trip allucinogeni.
Qui hanno vissuto Bob Dylan, Janis Joplin, Leonard Cohen, Patti Smith.
Qui Sid Vicious ha accoltellato Nancy Spungen prima di morire di overdose.
Qui Jimi Hendrix è stato scambiato per fattorino da una vecchietta (e lui è stato al gioco).
Ma soprattutto, qui hanno scritto grandi opere divinità della letteratura come Mark Twain, Dylan Thomas, Arthur Miller e uno dei miei scrittori preferiti: Arthur C. Clarke. “E qui oggi scrive il Magnifico“, penso mentre scoppio a ridere, imbarazzato dall’accostamento blasfemo.

Non esattamente questa stanza, ma simile

Manhattan, suite con vista sul caos

Diamine! Sono le 17:56, tra poco arriva la ragazza.” Queste newyorkesi sono tutte puntualissime: spaccano il minuto. E infatti, due minuti dopo, mi scrive che è arrivata. Rispondo: I am arriving, wait for me in the lobby. You will recognise me by… red shoes 🙂
Indosso i miei mocassini rossi da dandy europeo e mi dirigo verso di lei. Ovunque nei corridoi spuntano quadri improvvisati, opere realizzate al volo dai tanti ex residenti per pagare l’affitto. “Gli artisti sono come le sugar-babies“, penso, “trovano sempre il modo di non pagare“.

Xmas Lady ha un incarnato bianchissimo, due occhi piccoli di un azzurro glaciale tendente al blu profondo, con riflessi grigi come il mare artico. I lineamenti ricordano moltissimo Liv Tyler nel Signore degli Anelli… Quella cazzo di figa bestiale capace di comunicare contemporaneamente innocenza, femminilità e sesso. Un nasino elegante e labbra piccole adornano il viso. Quando è seria, il suo volto trasmette un gelido distacco. Quando sorride, invece, una calda fiammata di entusiasmo e vivacità ti colpisce in faccia. Ed è proprio questa sua capacità di alternare disponibilità e distacco che tesserà una rete intorno a me, catturandomi come un ragno cattura la preda: un ragno dagli occhietti innocenti e letali, e un culone favoloso.

Foto ritratto di Xmas Lady

Venticinque anni. Fisicamente è minuta: alta circa un metro e sessanta, magra, seno essenziale, ma vita stretta e sedere rotondo. Ha gambe muscolose. È vestita con un abito semplice, scuro, senza troppi fronzoli. Ma, appena sotto il bordo del vestitino, fanno capolino due autoreggenti — in contrasto totale con l’aspetto understatement.
Ma a colpirmi più di tutto è il taglio degli occhi: a mandorla, di tipo asiatico.
Che bello, una cinesina!” penso, “per una volta non sono finito con l’ennesima russa“. Le chiedo delle sue origini e… scopro che è metà italiana e metà… russa!
Ma come? Pensavo fossi asiatica, con questi occhi!
Lei: “No: sono russa, ebrea, della parte asiatica“.
Italiana, russa, ebrea, asiatica… mi gira la testa!
Comunque è russa, e io penso che come gli eroi della tragedia greca, “nessuno può sfuggire al proprio destino. Le Parche filano, nel mentre consoliamoci con le porche“.

Foto ricordo dal Natale a Miami con Xmas Lady

La ragazza di Hinge


Ci accomodiamo nel ristorante francese dell’hotel, mal illuminato e dall’aria decadente. All’inizio faccio fatica a capire il suo accento inglese. Speravo che, essendo mezza italiana, parlasse un po’ la mia lingua. E invece niente.
Ci raccontiamo.
Ci capiamo.
Ci vediamo.
Ci baciamo.
You are a good kisser, signore“, mi dice.
Noto che le piaccio, ma è timida e schiva. E cosa faccio quando una ragazza è timida e schiva? Ci gioco come il gatto col topo. Mi siedo accanto a lei e inizio a essere fisico: la accarezzo, le tocco le gambe, le prendo il viso. La mia voce diventa lenta e profonda. Noto la reazione: vedo il suo corpo sciogliersi mentre la sua mente protesta inutilmente, rivendicando contegno. Di risposta, le mie mani scorrono lungo le cosce; le mie dita si infilano dove le due gambe si accavallano e il mio mignolo, cortesemente, saluta la sua figa — schermata giusto dai collant. Mi guarda stupefatta, visibilmente eccitata e, un filo, scandalizzata.
Cosa fai?!” mi chiede.
Quello che il tuo corpo vuole, considerando che sei bagnata“, rispondo.
Comprende che non ha senso resistere: la partita è già scritta.
Ma si vendicherà a fine serata.
Io: “Il ristorante sta chiudendo. Perché non sali a bere qualcosa da me?
Lei: “Mai. Non vado in camera d’un uomo al primo appuntamento!
Ma non facciamo nulla, giusto per fare due chiacchiere in un ambiente più intimo“, rispondo con lo stesso tono con cui le madri — con lo zoccolo di legno in mano — dicevano ai figli: “Vieni qui, che non ti faccio nulla“.
Lei: “No
La guardo. Vedo il suo corpo agitarsi dal desiderio e la sua mente restare, ostinatamente, ferma.
“Guarda, contro il mio interesse, solo perché sono un vecchio gentleman italiano, ti dico: altri 10 minuti e cedi. Se vuoi mantenere questo nobile proposito, devi andare ora, prima di questi 10 minuti. Che poi non riesci a trattenerti.”
Sorride. E non aspetta i 10 minuti per andare via.
Appena arrivata a casa, mi scrive lei:


La provoco un po’, abbozzo una mezza suggestione post-ipnotica per essere sognato, ma sto leggero. Lei mi dice: “Meno male che indossavo i collant stasera“, “Sono curiosa di conoscerti meglio. Spero che riusciremo a trovare il tempo per rincontrarci“. Le rispondo, piccato, che io la mia mossa l’ho fatta e ora tocca a lei.
In realtà sarò io a scriverle di nuovo dopo qualche giorno, per rivederla. Non riesce: è occupata e io tra poco partirò per Miami. Che fare?
La invito su due piedi a venire con me. Accetta.
Arrivato a Miami, il paradiso della figa, mi domando se ho fatto bene a portarmi lo snack da casa. In fondo l’ho invitata ancora prima di andarci a letto. E se poi fosse noiosa o fossimo incompatibili? Via messaggio è fredda: scrive come un para-legale (la sua professione, btw).
Ma conoscerla ha fatto scattare qualcosa dentro di me. E quindi va bene così. Accetto il rischio. Al massimo la rispedisco indietro prima.
Mi raggiunge dopo qualche giorno a Miami. Vado a prenderla all’aeroporto. L’intesa è subito massima. Siamo super coccolosi. Talmente dolci da far venire una crisi di iperglicemia a un diabetico. Siamo sempre attaccati. La mia mano non si sposta dal suo culetto formoso, duro e morbido al tempo stesso.
Arriviamo in hotel. Ho scelto l’One Hotel South West di Miami Beach.


L’hotel non ha lo charme di quello newyorkese. Patinato, moderno, pieno di rooftop pettinatissimi… ma, un po’ scevro di personalità… questo hotel è giusto lo sfondo di mille puttanoni tirati. E poi ci siamo noi tre, cucciolosi romanticoni d’altri tempi:
Io.
Lei.
Il plug anale.
Ah sì, perché dovete sapere che Xmas Lady è un po’ vanilla. Quindi mi sono sentito in dovere di aggiungere un po’ di pepe alla sua esistenza.
Arrivati in camera, la prendo e la butto sul letto. La spoglio e ammiro in tutta la sua bellezza quel tesoro di culetto, che mi ricorda un po’ quello della mia amica Gabriella.
Ha il ciclo.
Chi se ne frega.
Scopiamo.
È un po’ passiva. Lascia fare tutto a me. La vedo molto connessa all’esperienza, ma non la vedo venire.
Mi avvicino per toccarla.
Mi ferma.
La guardo.
Mi dice: “Tranquillo, io non riesco a venire con un uomo. Vengo solo da sola, toccandomi come solo io so fare“.
La guardo.
Sorrido luciferamente.
Mi alzo dal letto.
Prendo un astuccio nero.
Lo apro.
Tiro fuori un plug anale a forma di coda di coniglio e uno stimola-capezzoli, che ho scoperto essere fenomenale anche come vibratore.
Mi guarda spaventata.
La guardo rassicurante.
Fa cenno di no con il capo.
Le sorrido.
Faccio un cenno di sì con il capo.
Lei sorride.
Rifà cenno di no di nuovo, ma meno convinto.
Io alzo le sopracciglia e socchiudo lo sguardo, sorridendo in modo sornione.
Lei sorride e fa cenno di sì.
Tutta questa comunicazione silenziosa sembra uscire da un film di Sergio Leone.
Mi butto sul letto e ricominciamo.
La contemporanea tripla stimolazione combinata di penetrazione, plug anale e clitoride la fa venire in poco meno di un minuto. Le ancoro la sensazione premendo un punto specifico dietro l’orecchio destro, in modo che per lei sia facile venire di nuovo in futuro con un semplice tocco.
Finisce di gemere. Il mio sopracciglio destro si alza. Sorrido compiaciuto e ricomincio a pompare per venire io.
Mi dirà: “Pensa che fino a due anni fa ero convinta che l’orgasmo femminile fosse una leggenda metropolitana. Poi ho scoperto come toccarmi. Tu sei il primo uomo che mi ha fatto venire”. Ma che gente frequentano queste donne!

Foto ricordo dal Natale a Miami con Xmas Lady

Volta dopo volta, l’intesa sessuale aumenta. Dopo esserci scambiati le analisi, decidiamo di farlo senza preservativo.
Vengo regolarmente dentro… Tanto, le terapie di biohack che faccio hanno il piacevole effetto collaterale di rendermi momentaneamente sterile. In pratica sono un uomo che prende il pillolo. Il pisello è felice. Io sono felice. Lei è felice.
Tutto questo influenza il livello di connessione, che diventa via via più intenso.
Passiamo le giornate a coccolarci, come una coppia. Ricevo molto amore. Lei sembra essere particolarmente presa. È molto attenta: basta dirle una cosa una volta e lei lo tiene a mente. La mattina mi porta il caffè a letto, si posiziona esattamente come le ho detto io e fa il pompino del buon risveglio come piace a me. Le do pure dei task sulla vacanza: trovare cosa vedere, cosa fare, cosa mangiare. E lei mi porta in posti super fighi.
Onestamente, non sono abituato così bene. Stando sempre con delle superfighe fuori di testa, convinte di essere delle gran principesse solo perché qualsiasi uomo ucciderebbe per stare con loro, gran parte del tempo lo passo a fare il maggiordomo. Per una volta mi sento Batman. Ed è bellissimo, una volta tanto, non essere Alfred.

Xmas Lady è di poche parole. Ma incredibilmente tenera. In termini di coccole, è la mia versione femminile. Gran parte dei nostri dialoghi passa per le nostre mani, attraverso il contatto fisico. Adoro quel suo culo morbido e duro al tempo stesso, e non perdo occasione per toccarlo in tutti i modi possibili. Lei è schiva e timida in pubblico, quindi mi diverto a metterla un filo in imbarazzo, entro i limiti di ciò che può sopportare senza essere a disagio.

Selfie alla notte di Capodanno al Sugar rooftop di Miami

La notte di Capodanno lo passiamo al Sugar, fashionissimo rooftop di Miami dal gusto balinese, situato al quarantesimo piano di un grattacielo. Tra le piante, fanno capolino personaggi particolari, ballerine vestite da Cleopatra e un tizio con al collo una catena da scooter (sia mai che qualcuno se lo rubi!).
Al secondo Espresso Martini, Xmas Lady si scioglie. Diventa super loquace; i suoi occhi ipercomunicano. A un certo punto riesco a completare le frasi che sta per dire e a leggerle nella mente. Si ferma un attimo a guardarmi e io capisco esattamente cosa sta pensando. Sorrido e le dico “Ehi, ma cosa stai pensando! Ma ti sembra il caso!” Arrossisce, imbarazzata e sorpresa, dicendo che non posso certo leggerle la mente. Mi avvicino al suo orecchio e le sussurro: “Stavi pensando: ti amo.” Mi guarda con gli occhi fuori dalle orbite, super imbarazzata, abbassa lo sguardo bofonchiando qualcosa per protesta.
La connessione è palpabile. Balliamo.
Come sapete, scherzo sempre dicendo che sono un ballerino prestato al business e che tra me e Roberto Bolle c’è un’unica differenza: la tutina attillata. Non perché sia particolarmente bravo a ballare (ma non sono neanche troppo male, eh!) ma perché quando ballo mi sento totalmente me stesso, in grado di esprimere la mia natura. Mi sento felice, in comunione con il creato, profondamente maschio. Insomma, sono una madre natura in versione sugar daddy.
Ballare con lei è bellissimo: la connessione è massima e, senza dubbio, siamo i ballerini più bravi di tutto il rooftop.
E quando le chiederò – a fine vacanza – qual è stato il momento più bello, dirà: “Ballare con te”. Torniamo a casa, lei collassata sull’uber. Io pubblico su Instagram un messaggio alla nazione dove auguro a tutto il creato di avere un 2026 perfetto e bello come questa mia serata di Capodanno.

Il primo appuntamento

Passano i giorni e diverse volte mi trovo a guardarla e a pensare ai motivi per cui questa cosa così bella non potrà durare: siamo lontani, non sono ancora pronto per una relazione, mi sento come una bottiglia abbandonata sull’asfalto, vuota, con il suo prezioso liquido ormai colato sull’asfalto. Ogni tanto penso che sia bloccato in un girone adolescenziale, che forse dovrei mettere la testa a posto e fare un figlio. Ma puntualmente ogni volta sento forte la felicità di questa nuova vita libera, di scoperta, di esplorazione.
Stavolta è lei che mi legge nella mente e mi fa una proposta che è davvero difficile da rifiutare:
Se stai con me, puoi comunque vedere le altre
Io strabuzzo gli occhi, con la tipica espressione del “troppo bello per essere vero”.
Lei insiste: “Ma sì: se ti prendi cura di me, se mi tratti come la tua priorità, puoi anche scopare in giro. Alla fine sei maschio, è normale e giusto così.
Anzi, a me piacerebbe avere una sister wife!
“.

“una sister-cosa?”, chiedo.

“Sì, una sister wife. Significa che tu fai un figlio con me e uno anche con un’altra. E magari viviamo tutti nella stessa famiglia. Così ho un’amica con cui condividere l’esperienza!”.

Ah Satanasso, tentatore in corpo di angelo!
Ah vermilinguo persuasore di un cuore esternamente di pietra ma internamente tenero come un filetto appena scottato.
Ah, donna furba e intelligente che getta l’amo sapendo che il pesce non può resistere!
Ah, fuoco intenso e abbagliante che attira maleficamente la povera falena e la condanna al suo destino!

Mi vedo protagonista della serie Mormon Life, in poltrona con giacca da camera stile Hugh Hefner, seduto in mezzo a un nutrito harem di mogli carine e sculettanti, che si sistemano la lingerie a vicenda.
Vedo i miei genitori finalmente nonni, felici, con tanti pargoletti biondi che saltellano qui e là, cantando quanto sia bella la Magnifico Life.
Progetto già il complesso schema di trust internazionali per assicurare alla mia progenie il possesso del mio patrimonio senza passare per le tasse di successione.
Insomma, tutto quello che un uomo può desiderare: figa, amore ed esenzioni fiscali!

Una voce saggia nella mia mente prova a distruggere il mio sogno: “non può essere vero! Fai attenzione! Dicono tutte così! Fanno come la tua ex moglie, che di giorno ti ha firmato il contratto dove ti autorizzava a fare i cornicchi e poi di notte lo ha strappato!” (storia vera, btw).
“Chiama i tuoi amici, fatti fermare da loro!”.
Ma lo so già:
– se chiamo Lella, lei mi dirà che è un sogno adolescenziale.
– se chiamo Elena, lei mi dirà che non potrà funzionare mai.
– se chiamo Masino, lui dirà che poi le devo mantenere tutte e spendo troppi soldi.

Quando la neve si scioglie

Decido di tenermi caro il sogno e non chiamare nessuno.
Fatemi godere questo momento di felicità. Lasciate che il mio pisello sogni di innaffiare di felicità — e del mio seme — un mondo altrimenti arido. Me lo sono meritato.

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Care lettrici, cari lettori.
Cosa mi consigliate di fare?
Archiviare per la distanza o andare avanti?
Come vedreste l’evoluzione di questa storia?
E a proposito del “puoi andare con altre e farci dei figli”, le credete? cosa ne pensate?
Lo faccio sto figlio? 🙂
Scrivete nei commenti!

Foto ricordo dal Natale a Miami con Xmas Lady
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