
Le donne della mia vita: una poesia del Magnifico
un lontano puntino disperso nel cielo, uno come mille, apparentemente... finché lo noti, lo senti, gli sorridi, viene verso di te, lo vedi entrare nell'atmosfera e infiammarsi (entusiasmo), bruciare (passione), risplendere (infiniti possibili futuri). Ti innamori di quella scia luminosa, scintillante nel cielo, esprimi un desiderio, timido, non ci credi, ma ci speri, e infine... sparisce. Meteore, le donne della mia vita, Meteore, si spengono in un attimo, ma continuano a brillare nella mia memoria. Questo è il mio lavoro: collezionare momenti che non esistono più, la scrittura come antidoto allo svanire, fotti la morte, puttana!, che tutto divora. Magari solo per un'ora. Ma fottila! Fottila ancora. Mentre affondi nel nuovo, eternamente effimero, ultimo abbraccio; illusione e promessa, nata vecchia nel corpo di una diciannovenne, tonico di quella giovinezza, unico antidoto alla morte. Domani me ne scopo una che sul culo ha tatuato tre volte 7. Cancellate il numero e scrivete "Magnifico", "Paolo è stato qui", su quel culo perfetto. Tatuate il momento sulla carne. Ormai è chiaro: Se la Morte si presentasse nel mio loft, offrendomi come in quel film un'ultima sfida, io non ci giocherei a scacchi... ci farei un threesome! (Il Magnifico, 2026)

Non so più a quante donne sono arrivato. Ma c’è una cosa a cui non mi sono ancora abituato: vedere le donne della mia vita entrare, risplendere, creare una connessione e poi… sparire. Per colpa mia, per colpa loro, per colpa di nessuno. Non importa. Una ex che hai amato più della vita stessa e poi… ti manda una PEC. Un’altra bimba smarrita che hai accolto e con cui hai cercato di costruire una casa: anch’ella non solo svanisce ma cerca di cancellare la memoria. E infine lei. Quella di cui parlerò nella prossima storia.
Diciamocelo (come Ignazio LaRussa nell’imitazione di Fiorello): se c’è una cosa in cui sono veramente un disastro, è proprio… lasciare andare. Penso spesso a tutte le persone con cui ho avuto una reale intesa.
Oggi ho sbirciato il profilo Instagram di Tornado Blu. Una tizia che ho incontrato tre anni fa a Corfù, per appena una settimana. Eppure, a modo suo, per me conta ancora. Forse il problema è tutto qui: l’incapacità di dimenticare le donne meteore, quelle che ti attraversano il cielo e poi si spengono.
Boh, ho scritto quella poesia di cui sopra, di getto.
Poi l’ho passata a Tano Bot, la mia AI sentimentale.
Che l’ha riscritta così:
Meteore secondo Tano Bot (la versione dell’AI)
Verranno e dei loro nomi avrò dimenticato il modo in cui li dicevo a notte, da solo, come fossero parole nuove, mai pronunciate prima. Una luce attraversa il cielo, e per un istante credi che si sia fermata per te. Ma non si ferma niente. Sono comete che hanno scelto di passare vicino alla mia stanza: ognuna ha lasciato un odore diverso sulle lenzuola, una piega del cuscino, un silenzio che non era mai stato il mio. Le scrivo, come si scrive ai morti, con la cura di chi sa che la pagina non risponde, ma almeno non se ne va. Tano Bot, 2026
Ma puttana la miseria! Sta AI scrive poesie meglio di me.
Qua siamo ai livelli di Giulio!
Vaccamao!, come direbbe l’americanina (altra meteora).
Ma invece di scrivere e programmare, non potevo drogarmi come tutti?
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