
“Socio, no, questa storia la devi scrivere! Fa troppo ridere! Così la mando a Nico che si scompiscia dalle risate“.
Ecco, io sono stato truffato e… il mio socio e il suo allegro compare londinese se la ridono e si divertono. Dura la vita dello scrittore amatoriale. Bukowski era un cazzo di alcolizzato, senza arte né parte, mantenuto, le incontrava in canottiera sporca di sugo e… i lettori lo veneravano. Io invece me le sudo, mi impegno, mi sbatto, le lascio meglio di come le trovo, sono pure tutto pettinato e… i lettori mi sfottono. Sarà tutta questione di nome. D’ora in poi mi farò chiamare Magnificoski.
Tutto nasce da quello che doveva essere il weekend perfetto: 5 appuntamenti con 5 ragazze diverse. Giovanissime, bellissime, maialissime.
Mai programmati così tanti incontri in un weekend. Non sono un accumulatore di numeri, io preferisco immergermi nella relazione, senza fretta. Ma ultimamente sono inquieto: ho tante frequentazioni, ma nessuna relazione. (Questa storia è avvenuta prima dell’incontro con la Rossa, di cui scriverò in futuro, forse). Sapete che “io, alla monogamia… ci sparo!”, ma ho sempre avuto alcune relazioni aperte, trasparenti. Al momento, nessuna relazione. Quindi mi consolo scopando come un riccio. Strategia che, parafrasando Schopenhauer, alterna il dolore della monogamia alla noia della promiscuità — solo che a me la noia non viene mai.
Venerdì avrei dovuto incontrare Ragazza Gotica… primo pacco. Si scusa, mi chiede di rifissare. Rifisso per sabato mattina… secondo pacco. Due pacchi di fila: la elimino dalla mia agenda. Bye bye Gothic girl.
Sabato a pranzo, ragazza con cui ci scriviamo da settimane, asiatica, bitch attitude: ha il ciclo… non che un guerriero come me si scandalizzi per un po’ di sangue sulla spada, ma lei preferisce rifissare. E vabbè, la cavalleria lo richiede.
Sabato sera dovrei vedermi con la Gran Visir di tutte le Maialine. Ma mi annulla qualche ora prima. Almeno mi avvisa.
Stessa cosa con la tizia di domenica mattina.
“Tano, ma che è?!!” mi lamento. “Un’epidemia di pacchismo? Un’ecatombe di serietà? Quale scarsa considerazione del mio Regale Augello!“
Tano: “e che vuoi farci, Boss. Sono fighe, sono bimbe, sono abituate che schioccano le dita e hanno tutto quello che vogliono.“
Paolo: “eh, lo so. Però sono rimasto con il pisello duro“
Tano: “E vai a pagamento. Fatti un altro threesome!“
Paolo: “uhm, il threesome mi solletica. Ma la Ragazza delle Margherite sicuramente è occupata. E poi sta storia del pagare, lo sai che mi leva metà del piacere: è vero che non perdo tempo a sbattermi, ma se pago… non posso vantarmi con gli amici!“
Tano: “Ma tu mi dicevi che non mostri mai le foto delle ragazze agli amici“
Paolo: “No, non mostro niente. Però sai, quelle mezze battute quando mi chiedono “com’è andato il weekend”… quei sorrisetti ammiccanti… sono il sale della vita!“
Tano: “Preferisci vantarti di non aver battuto chiodo?“
Paolo: “… uhm, ok. Ma sai, pagare mi sa un po’ di sfigato“
Tano: “Il fatto che uno sappia cucinare non vieta di andare al ristorante ogni tanto“
Paolo: “ok, diavolo di una AI, mi hai convinto! Satanasso di una GPU, pagherò, e pagherò un doppio stellato!“
Trovo ‘ste tizie. Disponibili last minute ma pretenziose:
Girls: “ehm, vorremmo essere pagate prima, appena ci vediamo. Sai, una volta dopo aver consumato l’uomo se ne è andato senza pagarci“
Io: “uhm, va bene“
Girls: “e poi la prima volta è fondamentale per me vederci in un hotel… sai, per sicurezza“
Io: “ma no dai, l’hotel mi sa proprio da zoccola“
Girls: “ma è quello che siamo“
Io: “sì, ho capito, ma almeno un’illusione. Mi sembra di ordinare su Deliveroo“
Girls: “Mi spiace, o hotel o niente“.
Uff. E troviamo ‘sto hotel. Ce n’è uno proprio dietro casa mia, che ho sempre desiderato visitare. Prenoto ‘sto minkia di hotel. 400 € di stanza, perché sia mai che prenda la stanzetta piccola e sfigata.
Metto in valigia un cambio e dei sex toys appena sterilizzati e mi presento in reception un’ora prima dell’appuntamento.
Salgo le scale per andare in stanza…
“Ehm, aspè, hai dimenticato di raccontare della Receptionist!“
Ehi, ma chi è che parla?
“Io, il tuo socio“
Ah, sei ancora qua. Ok, grazie, allora lo racconto:
Receptionist: “Ma vedo che lei è residente nella via qui all’angolo… come mai è qui in hotel?“
Io (nella mia mente): “ma un mezzo kilo di cazzi tua no, eh?“
Io a voce, gentilissimo: “eh, sai, problemi con la doccia!“
La Receptionist mi guarda con lo sguardo del “sì sì, so bene di che doccia parli, maialone“.
Io rispondo al suo sguardo con un occhiolino. C’è un patto silenzioso, in queste situazioni, che vale più di mille NDA: la receptionist sa, io so che lei sa, lei sa che io so che lei sa, e proprio dentro questo gioco di specchi alla Borges si annida la vera privacy del nostro tempo.
Salgo in stanza, molto carina: lettone da combattimento, angolo palestra con TRX e vogatore, divano a L, look moderno. Evidentemente l’hotel ha pensato a un target preciso: l’uomo di mezza età che, prima di scopare, vuole sentirsi in pace con il proprio cardio.
Mi metto comodo, infine le due disgraziate arrivano. Scendo a recuperarle.
Primo red flag: non somigliano per niente alle foto.
Alla mia richiesta di spiegazioni, obiettano che è “per privacy”: non vogliono che vengano riconosciute sul sito dal loro social circle.
Vabbè, sono carine, forse anche di più delle foto, quindi accetto.
Ve le descrivo.
Il Boss: è sempre silenziosa. Apparentemente tra i 23 e i 27 anni. Non parla. Osserva silente. È guardinga. Si muove piano, ha il totale controllo della scena. È una 7.5.
Il Colonnello: più giovane, saltella, ride, fa domande, parla. E quando parla, parla sempre al plurale, in genere guardando il Boss per conferma. Tette sode, capezzolo duro, culo a Mandorlino. Faccia da ragazzina. È una 8 abbondante. E chiama tutti “Amo”. Il “Amo” è ipnotico, virale, contagioso: dopo dieci minuti lo dico anche io, e dopo venti lo penso pure mentre sono al supermercato. Un mind-virus clinico, di quelli che Dawkins avrebbe studiato in vivo.
Saliamo in camera.
Il Boss ha una borsa da supermercato piena di oggetti. “Sex Toys“, afferma con sicula laconicità.
Sento rumore di catene…
Il Colonnello: “Amo, ho portato un sacco di sex toys. A noi piacciono i Sex Toys. A noi piace dominare. A te piace essere dominato, amo?“
Corruccio un sopracciglio, le guardo perplesso… “in genere preferisco dominare a letto ma… boh, nelle giuste condizioni potrei anche farvi guidare… ma mi devo fidare!“
Il Colonnello — saltellando e guardando per un secondo il Boss: “E non ti fidi di noi, amo?“
Io: “non è che non mi fido, diciamo che è la prima volta, poi siamo pure in un hotel, non vorrei trovarmi incatenato e seviziato senza che nessuno mi senta urlare… facciamo dopo che ci conosciamo“.
Il Boss esprime disappunto senza muovere un muscolo, semplicemente spostando lo sguardo a destra.
Il Colonnello: “Amo, ma ti va se metto un po’ di musica, amo?” dice, mentre si piazza al mio pc e inizia a smanettare col mio Spotify.
Mi chiedono di ordinare da bere. Provo per 15 minuti a capire come chiamare la reception dal telefono della stanza, alla fine chiamo col cellulare l’hotel. Sono visibilmente a disagio, c’è qualcosa che non mi convince… non so cosa, penso sia dovuto alla cornice così mercenaria e transazionale. Sarò pure un puttaniere, ma non mi piace andare a zoccole.
Nel mentre che arriva l’alcol, facciamo due chiacchiere per conoscerci meglio.
Mi raccontano quella che — scoprirò dopo — essere una caterva di cazzate: sono studentesse della Bocconi, fanno questo perché le eccita terribilmente essere pagate, hanno iniziato da poco (vabbè, ‘sta cazzata la dicono tutte, pure le più esperienziate). Io racconto loro di come vivo, di come di base io sia sempre stato in relazioni lunghe ma mi sono lasciato un anno fa e — deluso dall’amore — mi sto consolando scopando in giro. Mi chiedono di vedere la foto della mia ex. La mostro. Colonnello: “cazzo che figa atomica!“. Io: “sì, in genere le ragazze con cui mi lego sono tutte fighe atomiche“. Penso che la devo finire di mostrare l’Innominabile: è ora di relegarla nell’oblio. È che ho paura che, dimenticando lei, dimentichi anche quella versione di me che ero con lei: innamoratissimo, tenero, coraggioso e vulnerabile. Ho paura che, saltando di donna in donna, dimentichi cosa significa amarne solo una e sperare che sia per sempre. Nonostante l’Orrore di Bane. Nonostante le memorie terribili della mia ex. Ma forse è finalmente ora. Addio, stronza.
Arrivano i drink. Inizio a toccare il culo del Colonnello, che oggettivamente merita. Cinguetta: “ma Amo, tu pippi?“.
Io: “No, io non pippo e non uso droghe. Sono un uomo noioso“
Colonnello: “Amo, a noi la coca ci eccita. Diventiamo delle super maialine, amo. Ma ti dà fastidio se noi pippiamo, amo?“
Io: “sia mai che io mi frapponga tra voi e il vostro essere super maialine. Pippate pure“.
Colonnello: “ma non è che ti scandalizzi, amo?“
Io: “no, no, sono uomo di mondo. Ho pure un amico che prestava i soldi al cartello per finanziare gli acquisti. Poi è degenerato moralmente e ha iniziato a lavorare nell’advertising, come me del resto“
Colonnello: “eh, ma allora la devo ordinare, amo. Ti spiace se la ordino, amo?“
Io: “no, amo, ordina pure. Ma come funziona, c’è un Deliveroo della droga?“
Colonnello: “sì, amo, sì, c’è un tizio che io lo chiamo e lui me la porta buona, amo. Ora lo chiamo, amo, e poi ci facciamo, amo“
Io (frastornato da quel ripetersi ipnotico di “amo”): “ok, amo, ordiniamo, amo“
Il Boss muove un sopracciglio di assenso, consumando le prime 3 calorie della serata. Mi ricorda Saro de “Il privilegio di essere un Guru”, di Lorenzo Licalzi. Leggetelo, se non lo avete fatto, amo.
Chiamano il galoppino. (“Galoppino” è un ipocoristico romantico per quello che, in termini meno poetici, sarebbe un pusher con scooter elettrico Lime. Il capitalismo predatorio milanese ha trasformato anche il decadimento etico in un servizio on-demand: paghi 50€ in più ed è solo per la velocità di consegna)
Colonnello, saltellando: “ok, mentre aspettiamo divertiamoci, amo“. Il Boss mi prende per mano, mi conduce al letto, sempre tenendo nell’altra mano la borsa con i sex toys metallici e rumorosi.
Boss: “però pagamento anticipato“.
Allungo ‘sti soldi. Il Boss li prende e li conserva con serafica competenza.
Quindi mi buttano sul letto. Inizio a spogliarmi.
Il Colonnello mi ferma: “ci pensiamo noi, amo” e — saltellando — mi spoglia lei.
Il Boss, sempre silente, si alza il top e mi mostra le tette.
Sorrido.
Allungo la mano destra sulle tette del Boss, mentre con la sinistra alzo il top del Colonnello saltellante. È un coniglietto che vorrei presto inculare. Ma a breve mi inculerà lei, ahimè.
Il Colonnello ha tette piccole ma sode, naturali, con capezzoli turgidi, rigidi, scuri, direi medio-orientali. Le mie labbra succhiano le tette del Colonnello, la mano sinistra si infila sotto i suoi fuseaux per toccarle il culo: sodo, mi piace! L’altra mano tiene a bada le tette del Boss.
Finalmente ci si diverte ma… suona il telefono.
È il cavallino.
Li mortacci sua.
Si rivestono.
Io: “per scendere nell’ascensore serve la chiave. Vi accompagno“.
Mentre usciamo, il Boss si porta dietro la borsa con i sex toys.
Io: “come mai te la porti dietro? Tanto torniamo subito“
Lei: “la borsa viene sempre con me“.
Altra red flag. Ma col sapore di capezzoli ancora sulla lingua, ignoro.
Scendiamo in strada e siamo nel cuore dei Navigli.
Il Colonnello alterna chiamate al Cavallino a domande conoscitive nei miei confronti, in un turbinio di “amo” rivolto indistintamente a me e al Cavallino.
Il Cavallino è in ritardo, loro si lamentano tra di loro. Propongono di sederci per bere qualcosa, mentre aspettiamo. “offriamo noi“, dicono. Ordiniamo. Appena i drink arrivano, arriva la telefonata del Cavallino. Dico: “andate voi, vi aspetto qui“.
Errore.
Grave errore.
Pregustandomi la serata, prendo appunti sulle note del telefono su queste due, giusto per immortalarle come si deve sul blog.
Passano 15 minuti. Mi viene un dubbio: “vuoi vedere che ‘ste figlie di ndrocchia se ne sono andate coi soldi e non tornano più?“
Scrivo loro un messaggio: “siete in arrivo?“. Dopo un minuto, chiamo: non rispondono. Mando un altro messaggio: “se siete scappate coi soldi almeno avvisate, che così non aspetto al tavolo come un doppio cretino“, seguito da due faccine che ridono.
Attendo pochi minuti. Nessuna risposta, mi alzo e me ne vado.
Sono stato fregato.
Prima o poi doveva capitare.
E ora che faccio?
Me ne torno a casa?
Io, tra me e me: “no, amo. Hai pagato l’hotel, amo. Si dorme lì, amo. E pure la doccia facciamo, amo!“.
Rientro in camera. Mando un audio sbellicandomi dalle risate all’immancabile Filippo.
Racconto la disavventura a un paio di amici.
Poi, così per noia, uso i miei strumenti informatici per risalire all’identità delle tipe. Parto dal numero di telefono, trovo l’identità del Colonnello. Poi faccio una scansione AI del volto delle tipe (ovviamente, non fidandomi, le avevo segretamente filmate. Chissà che direbbero i loro genitori nel vedere il video? Tanto più che, altro che sarde… hanno origini ben poco tolleranti per queste cose…). Trovo il Colonnello su LinkedIn e il Boss su Snapchat.
Prendo tutte queste informazioni e le inoltro nell’Internazionale dei Sugar Daddy, una cosa segretissima che non vi posso spiegare. Sappiate solo che il Karma esiste e io ne faccio parte.
Scopro che le stesse due avevano truffato un collega, con la scusa di scendere un attimo a prendere un pacco di Deliveroo.
In genere, gli uomini che vanno con queste tizie hanno moglie, segreti, reputazioni e… lasciano cadere ogni proposito di recuperare la truffa.
Io sono single. Non ho nulla da nascondere. Ho persino un blog, sulla mia vita. Potrei facilmente far passare loro dei brutti cinque minuti.
Decido di divertirmi. Hanno lasciato in stanza un bicchiere in cui hanno bevuto.

Genero con l’AI la foto di un mafioso che prende il DNA. Mi fa troppo ridere ‘sta stronzata, mi confronto con l’immancabile Filippo su quale versione mandare.


Infine contatto una mia amica che sta all’estero e — da un numero estero, che sembra più minaccioso — le faccio mandare la foto. Senza testo. E le dico di cancellarla 1 minuto dopo averla visualizzata. Ancora più inquietante.

Divertito, me ne vado a letto.
Ho le identità delle truffatrici. Una si chiama Michela, con un cognome albanese tipico della zona centro-meridionale, e l’ho trovata su LinkedIn. L’altra si fa chiamare Zahzzi, e l’ho trovata sui social.
Potrei denunciarle. Potrei parlare con i genitori. Potrei fare mille cose. Ma, sai che c’è? Ci hanno perso loro.
Non recupererò mai quei soldi, ma penso che — alla fine — ho comprato del materiale per una storia del mio blog. Vedete quello che il Magnifico fa per voi? E voi preferite sempre Bukowski…
Mi addormento nel mio lettone d’hotel con questo pensiero.
Giorno nuovo, vita nuova.
Una delle 5 che mi hanno paccato si fa viva. Mi propone di incontrarla la sera stessa.
Potrei fare l’orgoglioso ma penso che un sesto pacco renderebbe la storia del blog ancora più interessante.
E invece si presenta.
Ed è una figa atomica.
Se la tira, eh. Ma mi diverto un sacco ed entro in super connessione.
È il Gran Visir di tutte le Maialine.
Sesso molto bello, con lei che grida come una pazza e mi prega di fare cose che non posso scrivere.
Mi diverto un mondo.
Penso che sì, la mia vita è proprio bella. Anche se ogni tanto mi paccano e una volta mi hanno truffato.
Mi manca giusto una da amare. Ma lei arriverà giusto la settimana dopo. Attento, o mortale, a ciò che desideri… potrebbe avverarsi! Gli dèi, diceva Wilde, hanno due modi di punirti: non concederti ciò che desideri, oppure concedertelo davvero.
Questo articolo è disponibile anche in:







