
Una Porsche nera sfreccia a 220 km/h sulla Milano-Torino. Le altre auto si scostano prontamente, senza neanche attendere lo sfarfallio degli abbaglianti. Non temono il bolide sparato ad alta velocità, ma il suo autista: un tizio con un sorriso stampato, che canta a squarciagola e balla con la stessa convinzione di Gigi Dag alla console.
Quel tizio sono io. Un’insolita euforia mi pervade, perché ripenso a un recente messaggio di Fil:
Quando sei in relazione, il tuo tempo e le tue energie vanno per far felice il partner. Tu con la tua ex storica hai dato moltissimo. Oggi sei single, non hai nessun’altra persona da fare felice che te stesso. Tu non sei più abituato, ma pensaci: puoi fare tutto ciò che vuoi. Ti rende felice una cosa? Puoi farla!
Usa il tuo tempo, i tuoi soldi… per te!
A questa euforia si aggiunge anche un’altra emozione: la felicità. Felice perché sfreccio verso un date, il date con la Dea Francese. Ve la ricordate?
Un ricordo che non evapora
Ci sono frequentazioni che durano mesi ma il cui ricordo evapora come la rugiada ai primi raggi del mattino. E poi ci sono incontri che durano giusto una manciata di ore, ma che si scolpiscono nella memoria, marchiando a fuoco un momento specifico della tua vita. È questo il caso del primo incontro con la Dea Francese, avvenuto cinque anni fa. Se non hai letto la storia, interrompi la lettura e corri subito a leggerla. Se invece l’hai letta ma hai ricordi un po’ offuscati, ti faccio un breve recap per punti:

- È nell’1% delle donne più belle al mondo. Sicuramente la donna col viso più bello che io abbia mai incontrato (e – fidati – sguazzo nella bellezza femminile come Hugh Hefner tra le conigliette). Con uno stile incredibile.
- È la prima sugar baby con cui ho provato a uscire. Che ho rifiutato perché non me la sentivo di fare un incontro transazionale. Ma le ero piaciuto e mi ha letteralmente pregato di scoparla, gratis.
- È la più grande “notte in bianco” della storia: il mio pisello non ha collaborato, per i motivi raccontati nella storia.
Arrivato al casello, rallento di colpo, da 220 a 50 km/h. Il tempo rallenta, sembra fermarsi e, mentre supero la sbarra del varco, lentamente danzano davanti ai miei occhi le istantanee dei momenti trascorsi con la Dea. Ho sempre avuto un sincero affetto per questa ragazza. Qualcosa di diverso dal semplice desiderio di scoparmela o dall’amore. Chiaramente questo non significa che non possa provare anche gli altri due, ma, di base, è una persona a cui tengo. Chissà che vita ha vissuto in questi cinque anni. Avrà provato l’amore? Oppure avrà accettato una delle tante proposte di matrimonio che le arrivano costantemente?
Sono gli stessi dubbi che mi sono posto quando – di tanto in tanto – mi tornava in mente in questi cinque anni. Dopo il nostro primo incontro, ci siamo scritti saltuariamente, per un po’, in amicizia. Poi la mia ex storica mi ha fatto una scenata di gelosia (la prima e l’ultima) e ho smesso di risponderle, per quieto vivere. Mi sento un po’ in colpa: l’ho rifiutata, non l’ho scopata e – dopo essermi avvicinato – sono proprio sparito. So già che quando la rivedrò, un po’ me la farà pagare. C’è da capire quanto e… in che forma.
Devo dire che, quando l’ho ricontattata – al termine della storia con la mia ex storica –, mi ha risposto prontamente. Le ho chiesto dove si trovasse. Mi manda il video di una super villa regale sul lago. Le dico che le devo una cena e rimaniamo di vederci non appena lei si troverà a Milano. Passano le settimane, ma nulla si concretizza. Si raffredda, mi risponde a monosillabi. Interpreto male la cosa, penso sia mancanza di interesse, quindi rilancio scrivendole:
“Ehi, ciao! My attempts to have a normal friendship failed. Let me know if you are open to a sugar date/relationship or if I have to stop writing you.“
È qualcosa che non faccio quasi più. Il mio profilo Seeking ha 496 messaggi non letti e 298 match non aperti. E moltissimi li avevo cancellati nell’ultimo accesso, avvenuto appena cinque giorni prima.

La Dea accetta la mia proposta, ma nonostante tutto le cose non avanzano. Finché non mi dice chiaramente: “Whenever I am in Milan I’m already with someone… unless you organise a couple of days with me, I doubt we will magically meet there🙈“. E ha anche ragione. Vabbè, blocco il primo weekend libero. Sono all’estero; rientro appositamente per vedere lei. Faccio una levataccia e prendo l’aereo delle 7 del mattino per avere il weekend libero.
Spostiamo da Milano alla sua città, perché ha un paio d’ore impegnate con un’altra persona. Normalmente non lo farei: il principale motivo per fare sugar dating è risparmiare tempo. Ma io la vedo per il piacere di rivedere una persona a cui tengo, quindi non mi pesa. Rimaniamo di vederci alle 14:00. Che poi diventano le 16:00. Che poi diventano le 18:00. Normalmente sarei già altrove, ma l’avevo messo in conto… Deve pareggiare i conti.
Arriva un ulteriore messaggio: “Ritardo perché devo andare dal parrucchiere, per la terza volta questa settimana, perché domani è chiuso“. Direi che abbiamo passato il segno: non le rispondo e inizio a cercare una compagnia alternativa per la serata.
Infine mi arriva il messaggio in cui mi dice che è nel bar del mio hotel. E vabbè, scendiamo: tanto ormai sono qui.
La volpe in pelliccia di volpe
Tra gli astanti, svetta una chioma rossa carminio su una carnagione chiara. È lei, avvolta in una pelliccia di volpe: super trendy, super sciantosa, super classy. La saluto, lei resta seduta con il Cosmopolitan in mano; mi piego per baciarla e mi siedo accanto a lei.
La guardo: è persino più bella adesso che a 19 anni. Non lo credevo possibile, ma aiuta anche il fatto che abbia rifatto il naso. Piccolino, all’insù, alla francese. A me piaceva molto anche quello di prima, ma capisco che, con questo naso, è ancora più perfetta: eterea, l’archetipo della bellezza inaccessibile. Da qui il suo potere: rendere accessibile – a un prezzo giusto – quanto di più inaccessibile esista.
La prima cosa che mi dice è: “Eh, vedo che sei ingrassato!” Sorrido: anche questo, messo in conto. Le dico che, se per lei è un problema, le libero subito la serata. Sorride e dice di no. Le chiedo cosa abbia fatto negli ultimi cinque anni. Mi racconta un po’ di cose che non riporto per ragioni di privacy. Lei ha una vita super, ma anche pericolosa, quindi scusate: le cose che ha deciso di rivelarmi le terrò solo per me.
Diciamo però che è stato tutto un susseguirsi di prove di alto valore: milionari che le vengono dietro, miliardari che le mandano proposte di matrimonio, nomi noti della politica e della finanza ossessionati da lei. Mentre siamo insieme, arriva pure il messaggio di un importante politico che le scrive che non vede l’ora di leccarle la figa (il tizio ha una foto in rete con il papa che benedice moglie e figli). Parlare con lei è come leggere Il Sole 24 Ore, ma con il sesso in mezzo.
Mi chiede come mai mi sia lasciato con la mia ex storica. Le dico varie cose; alla fine le rivelo che ha pesato la sua decisione di aprire OnlyFans. “Che decisione stupida! Una ragazza così bella, rovinarsi così. Per come sono fatti gli algoritmi, è ormai impossibile per un’europea entrare nelle top influencer. Farà due soldi e sarà marchiata a vita”. Concordo pienamente, ma cerco di farle capire che i soldi non c’entrano: lo fa per esprimere una parte di sé che nella relazione sentiva di aver perso. Ribadisce: “Secondo me ti ha lasciato perché non le passavi abbastanza denaro, non le facevi regali”
Per niente: la mia ex storica è interessata alle attenzioni, a come la tratti, non ai soldi. Lo so che una che ti lascia per aprirsi OnlyFans si presenta molto male, ma se c’è una persona che mi ha amato totalmente e pienamente, è stata lei. Alla mia ex storica basta schioccare le dita per avere qualsiasi oggetto voglia da parte dello sfigato di turno: per lei i soldi sono una commodity.
Quando si allontana un attimo, scrivo a Filippo.
SCORRI PER LE ALTRE LINGUE. Giusto per i non milanesi, con “LTR” si intende “relazione monogamica tradizionale di lungo termine”. Insomma, quella cosa che fanno tutti.
Ci spostiamo al ristorante, con una bella atmosfera. È molto sincera: mi dice cose che normalmente non direbbe. Forse capisce che sono lì per lei, non per il suo aspetto o perché voglio scoparmela.
Ordiniamo del caviale, del salmone e del gambero raffinatamente cucinato. Lei gradisce Champagne; io ordino un Dom Pérignon 2015. A fine bottiglia mi rivelerà che non è il tipo di champagne che lei ama.
L’ascolto molto. Lei invece mi interrompe ogni volta che inizio una frase, cambia argomento, parla d’altro. Per tutta la serata non sono riuscito a concludere un discorso. È evidente che non ha alcun reale interesse per me o per la mia vita. Però ricerca la mia validazione. In maniera sottile, qui e là, chiede:
“Ma mi trovi più bella adesso o cinque anni fa?“
“Ma ti piace il mio corpo?“
E infine mi fa la domanda che per troppo tempo era rimasta sottesa:
“Ma perché non sei riuscito a scoparmi quella sera?“
Le dico che avevo paura di rimanerci sotto, di innamorarmi di lei e di perdere il controllo della mia vita; di finire distrutto da una bellezza e un potere che allora non avrei saputo gestire. “Non ti credo”, mi dice. “Non può essere. Anzi, la storia che hai scritto su di me è troppo esagerata. Hai aggiunto delle cose, quelle parole sull’effetto della mia bellezza… Non credo che pensassi davvero quelle cose che hai scritto.”Le ribadisco che ogni parola scritta è esattamente quanto ho pensato e vissuto.
Insiste: “Ma è perché non ero depilata?” Scoppio a ridere! Vedo la bimba dentro la Dea.
Tra l’altro mi rivela un retroscena di cinque anni fa. Quando l’ho mandata via da casa, era eccitatissima come non mai, così eccitata che… si è scopata il tizio di Uber.
Io: “Ma come?! Io ho fatto tutta la fatica e il premio se l’è preso il tizio di Uber?“
Lei: “Eh, è colpa tua!“
Beh, ha ragione. Ma quanto cazzo scopano questi di Uber?
Interessante: per tutta la serata sottolinea che io sia troppo povero per lei, non al livello delle altre centinaia di uomini che ha frequentato in questi anni. Però ricorda ogni singolo dettaglio del nostro appuntamento: la canzone che ha messo, le cose che ci siamo detti, Salomone, ecc. A un certo punto glielo faccio notare:
“Niente di particolare, semplicemente ho buona memoria.”
“Sicuro?“
“Sì sì, è che sei stato uno dei primi che ho incontrato.”

Magari sbaglio, non posso saperlo, ma… ho l’impressione che per gli altri lei sia un trofeo da esibire, un oggetto da avere, un’ottima base genetica per fare dei figli. E anche i regali e le cifre spropositate che riceve sono peanuts per chi glieli regala: lei ha davvero valore per loro?
Ma non posso saperlo e comunque ha una vita straordinaria.
Ho molto rispetto e ammirazione per lei. A un certo punto le dico:
“Non so se ti rendi conto, ma con la vita che fai hai sviluppato delle skills pazzesche. Mi hai raccontato di come ti sei salvata la vita fingendo con prontezza di non capire, di come hai disarmato un tizio con un coltello e di come tieni testa a vari billionaires. Con queste abilità potresti fare la spia o chissà quale altra attività.”
Ci spostiamo fuori, in una sorta di giardino d’inverno, a fumare. Portiamo la bottiglia. Il locale si sta svuotando. È la nostra area delle confessioni.

E il sesso? Calma, ci arriviamo
Caro lettore, tu mi conosci: sai quanto sono fisico e maiale. Immagino sarai sorpreso di aver letto pagine e pagine di storia senza alcuna maialata lato mio… mi chiederai: “Ehi, ma non hai messo una mano nelle mutande? Almeno due dita nella figa? Una leccata di capezzolo? Niente?”.
Niente.
Non è che non mi piaccia o non la trovi attraente: tutt’altro, è molto bella. È che stasera sono qui con lei per lei, non per il suo corpo. Non sto in alcun modo cercando una validazione. Non sto facendo nulla per piacerle, per conquistarla, per averla. Sono una persona che le vuole bene, che l’ascolta.
È più lei a toccarmi. E sarà lei a baciarmi, a metà serata, nel mezzo di una frase. Io, ogni tanto, ricambio e mi avvicino. Lei, ogni tanto, si discosta, giusto per ricordarmi che è inaccessibile se vuole. Ed è proprio di questo che parliamo. Mi dice:
“La cosa più bella che una donna può fare con un uomo è dimostrargli quanto le piaccia, dargli attenzione e sicurezza. Ma è un errore! Un terribile errore! Perché l’uomo – non appena si sente sicuro della sua donna – inizia a spostare l’attenzione sulle altre, a provarci pure. E tu ti trovi con il cuore spezzato.
Io non faccio mai questo errore. Li tengo sempre sulle spine; faccio in modo che non si sentano troppo sicuri con me.”
È una sorta di confessione. Con me è tutta la sera che fa la stessa cosa.
Il locale si svuota; siamo solo noi. Io sono stanchissimo: ho dormito solo tre ore. Le chiedo:
“Cosa facciamo? Vieni in hotel da me?“
Lei: “Hai notato che, quando mi hai proposto il sugar dating e mi hai chiesto i dettagli, ti ho volutamente non risposto? Volevo vederti e cenare con te, senza alcun obbligo di andare a letto con te.“
Io la guardo in silenzio, come per dire: “E quindi? Per favore, fai presto a decidere: voglio dormire.”
Lei: “Sì, si può fare. Solo che capisci… io non voglio una persona che esca con me solo per scoparmi una volta e sparire. Per questo chiedo dei soldi, per avere continuità“.
Questo discorso, per me, non ha alcun senso: mi sembra una giustificazione priva di fondamento. Ma, per amore di verità, devo dire che è possibile che io abbia capito male: metà del mio cervello era addormentata e, con l’inglese, ogni tanto prendo delle cantonate.
In ogni caso non sto lì a chiedere chiarimenti: sapevo già che dopo quel primo appuntamento avrei dovuto pagare. Non ha bisogno dei miei soldi: ha sette case, forse è più ricca di me e frequenta billionaires. Farmi pagare è probabilmente un moto d’orgoglio, un modo per rimettermi a posto. E poi, diciamocelo, è il presupposto della sua vita da sugar baby. Non può essere sempre Natale.
Io: “Ok, va bene. Quanto avevi in mente?“
Mi dice subito una cifra, poi l’abbassa di un terzo da sola. È quattro volte quanto mi hanno chiesto le poche sugar baby che ho pagato, ma chi se ne frega. Lei è speciale. Accetto. Le chiedo solo se si ferma a dormire da me: sono stanchissimo, preferirei scoparmela la mattina dopo; ora voglio dormire.

Torniamo in hotel, nella mia bella suite diplomatica: elegante, ma austera. Si leva le lenti a contatto azzurre – che le danno un’aria di distacco e inaccessibilità – e finalmente vedo il vero colore dei suoi occhi: un marrone intenso, molto bello.
La sua iride è un portale per la sua anima: la guardo e mi sento subito connesso a lei; vedo la persona che c’è dietro. Cambia atteggiamento: è meno supponente e figa, più ragazza autentica. È tenera. Le voglio bene, ve l’ho detto?
Fa tutto lei: mette la musica, apre una bottiglia di prosecco, si mette a ballare con me. Mi mostra la mossa di jujutsu con cui ha atterrato il tizio col coltello: mi stringe un braccio al collo da dietro, soffocandomi la gola e buttandomi a terra. La guardo come per dire “ma che sei scema?!”, ma è la conferma che le sue storie eccezionali sono probabilmente vere. E che quando morirò, sarà per mano di una donna. Anzi, spero almeno tre.
Mi porta a letto.
Come faccio a dirle che sono stanco e preferirei scopare domani?
Vabbè, dai, evitiamo di fare la seconda figuraccia.
Ci baciamo. Ci lecchiamo. La scopo.
Lei viene due volte (o almeno così dice). Io non vengo: sono stanco. Le dico che preferirei finire domani. Il suo volto si incupisce, si spegne per un secondo. Non ho modo di saperlo, ma secondo me si sta facendo qualche paranoia perché – per l’ennesima volta – non mi piaccia. La tranquillizzo e andiamo a dormire.
Ci abbracciamo nudi, sotto le coperte.
E dopo che per tutta la serata si era lamentata che fossi ingrassato, esordisce:
“Ma come sei morbido!
Ma come sei avvolgente!
Ma come si sta bene nelle tue braccia!
Aspetta, fammi provare se mi sdraio di lato… bellissimo!
No, adesso voglio provare a sdraiarmi sulla pancia… fantastico!
E ora mi giro di dietro e tu mi abbracci… Ah, spettacolo!
No, no, tu non devi dimagrire. Si dorme troppo bene nelle tue braccia. Sei il mio Teddy Bear“.
Io: “No, sono il tuo Daddy Bear!“
Lei ride. Io mi ricordo di TetteDolci, la prima a paragonarmi a un orsetto tenero.
Comunque questa cosa me la dicono tutte. Non c’è posto al mondo in cui si dorma meglio che tra le mie braccia, con il capo appoggiato sul mio petto e il resto del corpo avvolto nella mia pancia.
Vorrei tanto che le donne mi scegliessero perché Rocco. Invece mi scelgono perché sono il Four Seasons della dormita: lussuoso, comodissimo ed esclusivo. Dormire con me crea dipendenza. Io sono come le Maldive: una volta che le provi, tutto il resto del mondo ti sembra brutto e non adeguato.
L’indomani mattina, mentre ancora dorme, la scopo con soddisfazione. Vengo. Faccio pure un paio di cose che non dovrei fare, a dire il vero. Ma va bene. Facciamo colazione. Infine si riveste e si rimette le lenti a contatto… maledette! Torna a essere la Dea Francese. Le chiedo: “Come vuoi ricevere il pagamento, cash o regalo?“
Lei: “Ovvio, cash E regalo. Pensavo di passare da Gucci per una borsa e poi da Apple per un Iphone.“
Io: “No, aspetta, non erano questi gli accordi. E comunque, da Gucci non esistono borse sotto i 5k, quindi non esiste.”
Lei: “E va bene, allora facciamo cash + iPhone nuovo. Ieri mi hai detto che me lo regalavi.“
Sì, io intendevo regalarglielo nell’arrangement, non a parte. Mi lascia perplesso che una con sette case, che si vanta di frequentare billionaires e di essere più ricca di me, si metta a fare questi giochetti per elemosinare qualcosa in più. Forse nella sua realtà “regali” = “ricevere affetto”.
Dovrei rispedire la sua richiesta al mittente, ma le rispondo che per me va bene. Sono infastidito, ma vorrei che fosse chiaro che lo sono per le modalità, non per il prezzo. Se me lo avesse detto prima, le avrei comunque detto di sì. Ma questi giochetti di potere o di furbizia me la fanno scadere.
Avremmo dovuto passare tutta la giornata insieme, ma, dopo aver comprato l’iPhone, me ne vado prima con una scusa.
Prima di andare via, ci fermiamo ai mercatini di Natale a bere del Vin Brûlé. Mentre camminiamo, tutti si girano, tutti la guardano. Una signora sulla quarantina la filma. Lei se ne accorge, rincorre la sedicente documentarista e le strappa il telefono dalle mani: “Perché mi filmi? Adesso rimuovi il video dal telefono.” La signora, con violenza, si riprende il telefono e bofonchia che non stava filmando lei, che è in un luogo pubblico. Ci allontaniamo stizziti. La signora, dopo poco, ritorna: vuole conto e ragione dell’aggressione subita. Intervengo per mediare, chiudere velocemente la questione e continuare la mia passeggiata.
Chiedo alla Dea Francese: “Ti capita spesso?“
Lei: “Continuamente. Mi filmano. Mi mettono su TikTok” e mi mostra un paio di filmati suoi presi a Monaco e in via Monte Napoleone.
Finiamo di sorseggiare il vin brûlé, le do quanto le devo e me ne vado.
La dea scende dal piedistallo
Mentre torno a casa, ripenso che non mi sembra più una Dea. Le voglio bene, sia chiaro. Ma mi sembra più una volpe… un esserino grazioso che usa la furbizia non tanto per difendersi da un mondo difficile, quanto per dominarlo, per piegarlo ai propri fini, con un sorriso. Ecco: d’ora in poi non la chiamerò più la Dea Francese ma FrenchFoxy.
Altre riflessioni sparse… scrivo a Filippo:
Cara FrenchFoxy, continuo a fare il tifo per la tua felicità.
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