
Viuzza all’ombra del Duomo di Milano. Giornata uggiosa e piovigginante: cielo grigio e incerto, come il mio umore. Sto posteggiando il mio scooterone a tre ruote e me la ritrovo davanti: Piccolina.
Il cuore sussulta nel riconoscerla. Viso da bimba innocente; il solito eyeliner sexy che le allunga gli occhi, giusto per non sembrare minorenne (ha 21 anni, ma ne dimostra meno). Indossa un’ecopelliccia, da cui spuntano le sue gambe lunghe e magre, sensuali, coperte soltanto dai collant. Dio, quanto è bella!
Ma… è a braccetto con un uomo sulla sessantina che le parla in inglese, guardandola insistentemente negli occhi, a voce alta. Lei invece guarda me: occhi spalancati, espressione imbarazzata. Capisco telepaticamente che mi sta dicendo: «fai finta di nulla, fai finta di non conoscermi».
Eseguo.
Mi passano accanto mentre posteggio il motorino.
Dopo pochi passi si salutano.
Lui continua a parlare mentre si allontana.
Lei, timorosa, si gira.
Mi viene incontro.
Mi supera.
Si insinua in una rientranza che la copre alla vista del tizio e, con gli occhi, mi chiede di raggiungerla.
La raggiungo.
Sono sorpreso: eravamo rimasti d’accordo di incontrarci per fare colazione. Il mio sguardo le chiede perché sia con un uomo.
Mi dice, ridendo, timida e stupita: «Ma che ne sai? Stavo arrivando qui da te quando questo tizio mi ferma e inizia a parlarmi in inglese.
Mi dice che è greco, che è qui di passaggio e che mi trova molto attraente. Vorrebbe uscire con me. Mi invita a bere qualcosa insieme stasera.
Lo sai che io faccio fatica a dire di no, specie in inglese». I suoi occhi dicono: «non giudicarmi, non sono una zoccola».
Anche la mia ex storica usava sempre questa scusa del «faccio fatica a dire di no, sono educata» ogni volta che accettava complice le peggiori attenzioni lussuriose dei peggiori uomini nei peggiori bar della Caracas milanese. Donne, vi odio. Non dico nulla, non a voce almeno: lo dico telepaticamente, tanto so che lei mi sente.
Continua: «Ma pensa che mi ha preso il telefono dalle mani, mi ha scritto il suo numero, si è fatto lo squillo, si è inserito nel mio Instagram, si è aggiunto. Tutto questo mentre continuava a parlarmi. Mi ha pure portato qui vicino a farmi vedere dov’è il suo hotel, così stasera non sbaglio!».
Telepaticamente le esprimo condiscendenza e disappunto per essere così influenzabile, ma a voce chiudo l’argomento: non sono affari miei. Faccio per baciarla sulle guance; lei risponde con movimenti amplissimi, come per fugare qualsiasi rischio di essere baciata sulle labbra e mettere — compiaciuta — distanza. Telepaticamente mi dice: «Non sono più tua, bitch».
Andiamo al Rabbit Hole, un carinissimo locale a tema Alice e il Paese delle Meraviglie, uno dei suoi preferiti, dove già eravamo andati quando “stavamo insieme”. Le pareti sono coperte di libri magici, volanti, con il testo originale del racconto. Il cilindro gigante del Cappellaio Matto è sospeso al soffitto, insieme a tazze e cucchiaini. Ovunque le cameriere sono vestite come Alice e gli altri personaggi del romanzo. Una folla di bambini urlanti festeggia compleanni. È proprio l’ambientazione ideale per Piccolina, un’aguzzina hitleriana cresciuta a Disney e romanticismo.
Il locale è esattamente come lo immaginate: il Cappellaio Matto penzola dal soffitto tra tazze e cucchiaini volanti, le cameriere sono vestite da personaggi di Carroll, e una folla di bambini urlanti celebra compleanni in un caos fiabesco. In mezzo a tutto questo, Piccolina siede composta, perfettamente a suo agio — un’aguzzina hitleriana cresciuta a Disney che finalmente ha trovato il suo habitat naturale.
Al Rabbit Hole: conversazione a due livelli
Ci sediamo e inizia una conversazione a due livelli.
Il primo livello è quello delle parole, di ciò che è espresso a voce.
Il secondo è quello telepatico, che riporterò qui nel colore rosso.
Io: «Allora, come stai?»
io: «Dio quanto mi manchi! Mi emoziona rivederti»
Lei: «Sonoun po’ preoccupata per questi miei problemi di salute» e mi racconta con dovizia di particolari (ometto per privacy).
Lei: «Quanto sei bello, stronzo!»
Io: «Bella questa pelliccia, mi sembri la Dea Francese. È un regalo?»
Io: «Ma quindi ti sei fidanzata? Chi è ’sto zozzo?»
Lei: «Sì».
Lei: «Ho capito cosa vuoi sapere. Sono in imbarazzo».
Io: «Del tuo uomo?»
io: «Poche storie, giochiamo a carte scoperte»
Lei: «Il regalo è della mia famiglia. Ma sì, mi sto frequentando seriamente con un uomo. Non stiamo ancora insieme, ma siamo esclusivi: non facciamo sesso con altri».
Lei: «Vedi cosa ti sei perso, stronzo? Guarda come sono bella. Pensavi che ti avrei aspettato?» «Hai scelto le troie e ti tieni le troie. Non un fiore come me.»
Io: «Ma figurati se questo scopa solo con te. Sarà sposato. Lui è peggio di me, sicuramente; ti prende solo in giro. Perché mai sono così sincero e trasparente con le donne? Non posso illuderle come fanno tutti?»
I miei occhi sono velati; il mio cuore è triste. Nella mia mente è tutto “Sliding Doors”: scorrono davanti agli occhi le immagini della vita alternativa che avrei avuto se fossi stato con lei. E tutti i motivi — buoni — per cui ho deciso di non farlo.
Io: «Ehm… e allora perché sei su Seeking?»
Lei: «Ops, beccata.»
Lei: «Ehm… beh, non stiamo ancora insieme…. Dobbiamo capire… Possiamo entrambi vedere altre persone, senza farci nulla. Magari trovo qualcuno che mi piace ancora di più.»
Io: «…»
Io: «Sì, vabbè» e la guardo con lo sguardo del Monde.

Lei, ancora più imbarazzata: «E poi… anche se quest’uomo mi sta aiutando economicamente a pagare le cure e sta pagando migliaia di euro… i soldi non bastano, devo fare altri esami. Sono su Seeking per questo».
Lei: «Che cosa vuoi? In qualche modo devo fare. Tu non ti sei voluto prendere cura di me. Hai preferito le zoccole.»
Io: «Capito. Ma hai detto che non vai con nessun altro.»
Io: «Ti capisco. Non ti giudico. Ma non fare la moralista quando parli della mia vita.»
Lei: «Sì, sì: io ho rapporti solo con l’uomo che frequento. Questi uomini di Seeking mi fanno regali mentre mi corteggiano, ma non ci faccio nulla.»
Lei: «Sono degli sfigati, li tratto come meritano.»
Io: «Ti rendi conto che è una truffa? Sarebbe più etico andarci a letto, almeno.»
io: «È intelligente, Piccolina. Farà tanta strada, avrà successo nella vita.»
Lei: «No, perché? Loro vogliono usarmi, portandomi a letto. E io invece uso loro, facendomi fare i regali senza dargli niente in cambio.»
Io: «Andare a letto non dovrebbe essere “usarsi”, ma fare qualcosa che piace a entrambi. Il sito è per rapporti a beneficio reciproco.»
Lei mi sorride imbarazzata.
Io: «Ok, dai: alla fine ognuno fa come può.»
Io: «Ti voglio bene. Quanto mi piacerebbe prendermi cura di te e aiutarti! Ma tu mi consideri un mostro poligamo e non mi vuoi. E — in nome della tua monogamia ideale — finisci per usare gli uomini. Non voglio essere l’ennesimo fessacchiotto che usi.»
Ordino un Earl Grey, caldo (come Jean-Luc Picard). Lei ordina un tè dolce e particolare. Dei biscotti.
Incrocio le braccia, appoggio il capo alla parete alla mia sinistra e la guardo. Lei armeggia col cellulare, mettendo una distanza con me, come a ribadire: «non sei più importante per me».
Sliding Doors: la fine di una relazione
Sono passati mesi dal nostro ultimo incontro. L’ho mandata a stendere, incazzato (una volta che lei, dentro di sé, aveva già deciso di andare avanti). Eppure mi fa male il petto. I miei sentimenti per lei sono ancora presenti. Le porgo la mano, aspettandomi che metta la sua nella mia. Mi guarda come per dire: cosa vuoi? Non sono più tua. La ritiro.
Io: «Non credevo, ma… vederti mi ridesta dei sentimenti. Cosa provi tu?»
Io: «Avrò fatto bene a non stare con lei?»
Lei: «Beh, ma tanto tu ti innamori di tutte! Tu non sai cos’è l’amore vero. Io non provo niente per te. Sono andata avanti. Non provo più emozioni. Ok, ti voglio bene, so che sei una brava persona, ma sono stata troppo male. Non ti incolpo: semplicemente vogliamo cose diverse. Come mi ha detto Manuel*, non è colpa di nessuno se a te piace la pasta e a me il riso. Semplicemente non possiamo stare insieme. Però possiamo rimanere amici.»
Manuel è lo psicologo, mio amico, a cui l’ho affidata quando stava male.
Vorrei sapere cosa pensa, ma sono emotivamente troppo coinvolto per leggerla dentro. Le sue parole sono dure, ma il suo viso è imbarazzato: di quell’imbarazzo ammaliato e pregno di desiderio che ha provato la prima volta che mi ha visto. Non le sono indifferente, tutt’altro. Finalmente la leggo:
«Non te lo dirò mai e non lo ammetterò mai. Ma mi piaci, cazzo quanto mi piaci!»
Lei: «Sai, da quando non ci vediamo più sono rifiorita. Mi sono concentrata sullo studio, ho dato esami, mi sento meglio, mi rispetto e mi prendo più cura di me.»
Lei: «Ammira quello che ti sei perso, stronzo! Perché non mi hai voluta? Eravamo perfetti insieme! E cavolo quanto ancora mi piaci! E, sì, mi manchi.»
Il mio sguardo si vela di rassegnazione. Perché ho voluto reincontrarla? Forse speravo di poterla, in qualche modo, rifrequentare. Appare evidente che non farebbe bene a nessuno dei due. Dentro di me sento il mio cuore cadere, pesante, come in un pozzo, grigio, infinito.
Lei: «Ma possiamo essere amici.»
Io: «Piccolina, non possiamo essere amici. Provo dei sentimenti: se non può esserci nulla tra di noi, è meglio non vedersi più. Questa sarà probabilmente l’ultima volta che ci vedremo.»
Non riesco a leggere cosa stia pensando, ma vedo che è d’accordo.
È compiaciuta di vedere che tengo così tanto a lei. Avrei dovuto mostrare freddezza e indifferenza, e lei — conoscendola — mi sarebbe morta dietro! Ma non per interesse: per ego, per i suoi blocchi. È andata dietro ai peggiori mostri.
Lo so bene, ma ho deciso di fare il contrario: farle vedere quanto tengo a lei, in modo che per lei sia facile lasciarmi andare. Piccolina, questo è il mio ultimo regalo per te.
Io: «Un giorno, quando l’ultima tua illusione sarà caduta, riuscirai a vedere la vita non come una fiaba Disney, ma per quello che è: un bellissimo abisso. In quel giorno ti ricorderai di me, di noi. E mi cercherai, sperando che io ci possa ancora essere per te e che possa finalmente innamorarmi esclusivamente di te. Ma chissà con chi sarò io!»
Io: «Beh, magari quando farai 24 anni ti ricerco.»
Il tavolo accanto a noi è pieno di scimmiette urlanti, usualmente denominate “bambini”. Saltellano allegramente, festeggiando un compleanno. Hanno in testa dei cerchietti con delle orecchie di coniglio.
Lei: «Che belle queste orecchie! Chiedi al proprietario se me ne dà un paio anche a me», ordina.
Sorrido: è proprio Piccolina. Chiamo la cameriera; mi porta il proprietario. Gli offro di comprare queste belle orecchie da coniglio; lui, gentilmente, decide di regalarmele con generosità sicula. Il proprietario è infatti di Palermo e si è trasferito a Milano giusto per aprire qui questo locale. L’accento siculo e questo momento di signorile generosità mi rincuorano: è come una carezza in questo momento di fidanzati che pagano per tutto, sugar daddy e puttanieri.
L’ultimo addio a Piccolina
È ora di andare. Piccolina è attesa a un pranzo qui vicino, con l’ennesimo aspirante sugar daddy con cui fare la profumiera. Io invece sono atteso sul mio divano: tra due ore ho un appuntamento con una modella russa stranamente simpatica, sorridente e gentile (scoprirò che è nata e cresciuta in Italia, infatti).
Usciamo.
Mi avvicino per l’ultimo bacio o per l’ultimo abbraccio. Lei tiene la distanza, sorride e se ne va compiaciuta per aver messo l’ultima parola.
La vedo allontanarsi nella sua pelliccia, diventando via via più piccola, sino a sparire, inghiottita dalla sua vita che prosegue senza di me.
Considerazioni: amore maschile vs amore femminile
Fino a poche settimane fa, Piccolina si struggeva per me: mille scenate, ha buttato il costume di Ninfetta, svuotato i suoi trucchi sotto l’acqua; pianti vari.
Oggi Piccolina afferma che le sono totalmente indifferente, che non prova più nulla per me. Sì, mi vuole bene, ma non prova alcuna emozione vedendomi. Mi ha archiviato. Non a caso, dopo l’incontro, è sparita.
Questo rafforza sempre di più la mia convinzione sulla grande differenza tra l’amore femminile e quello maschile.
L’amore femminile è potente ma… condizionato. Le donne ti amano non per chi sei, ma per il ruolo che puoi avere nel loro progetto. Vogliono un marito, un amante, uno che le risolva i problemi pratici ed esistenziali. L’uomo è giusto un mezzo, uno strumento per il loro progetto. Se non va più bene o se ne trovano uno con caratteristiche migliori, via! L’amore si dissolve come un ghiacciolo al sole d’agosto di Sicilia. È un rapporto più simile a quello di un datore di lavoro con i propri dipendenti: sei parte della famiglia, ti amiamo, ti vogliamo bene, ma… se non vai più bene, ti licenzio.
L’amore maschileè più romantico e disinteressato, più simile a una malattia che a un progetto razionale. E solo una malattia può portarti a mettere l’altra persona prima di te, a risolverle tutti i suoi problemi, a provvedere a lei (perché, inutile nasconderci dietro un dito: i soldi dell’uomo sono soldi di entrambi, quelli della donna sono soldi solo della donna). Gli uomini di medio valore scambiano tutto questo per il sesso, perché non hanno modo di ottenerlo facilmente diversamente. Per gli uomini di alto valore, il sesso è una commodity: qualcosa di facile da ottenere, che non giustifica lo scambio con la libertà.
Se a l’uomo di valore fosse concesso almeno di trombare in giro, l’equazione avrebbe maggiore equilibrio. Invece, il tradizionale modello monogamico rende per un uomo di valore realmente sfavorevole stare in coppia. E quindi l’uomo, prima o poi, se ne va e la donna rimane sola e finisce per dover accontentarsi del fessacchiotto di turno.
Chiaramente queste sono generalizzazioni e possono esistere eccezioni e casi particolari. Un uomo con un particolare desiderio di paternità, ad esempio, potrebbe cercare una buona moglie per i propri figli. E non nego che nella prima parte della mia carriera, il mio business e la mia carriera hanno molto beneficiato del fatto che io fossi sposato con una donna “a basso mantenimento emotivo” e quindi mi potessi disinteressare di donne, emozioni e problemi di coppia. Questo mi ha dato tanto tempo e tanta serenità per studiare, lavorare duro e lavorare alle fondamenta del mio business. Ma, oggi, che vantaggio otterrei nel fidanzarmi?
Il romanticismo è maschio.
Il calcolo e il progetto è donna.
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