
Sono le 4 di notte. La luce del telefono mi illumina la faccia come un interrogatorio. Su Google ho appena cercato “come si tiene un neonato senza romperlo”. Il secondo risultato e’ “come si monta una culla Ikea senza bestemmiare”. Il terzo è uno psicologo. Forse dovrei partire dal terzo.
E sì, bella gente, la mia vita sta cambiando!
Una notizia è arrivata, ferale, con l’energia di un fulmine che sconquassa una quercia secolare, tatuandone indelebilmente il ricordo sulla corteccia bruciata. Divento padre!
Ho chiamato Filippo. Gli ho detto che divento padre. Silenzio cosi’ lungo che ho controllato se avesse riattaccato. Poi, con una voce che non gli avevo mai sentito: “Finalmente hai smesso di rinunciare a giocare.” Pausa. “Sei stato molto bravo, Pablo.” E ha chiuso la chiamata. Filippo non dice “bravo” quasi mai. L’ha detto due volte in sei anni. Quella era la seconda.
E mentre guardavo imbabolato il telefono, ha richiamato: “Posso essere il padrino? Cosi’ almeno uno in famiglia cresce bene!“.
Non sono preparato per ciò che mi aspetta. Non mi resta che fare quello che faccio quando non so cosa fare: scrivere. Scrivo direttamente a lui, a mio figlio.
Caro bimbo che nascerai tra 6 mesi e 23 giorni,
Ti scrivo due righe, così potrai conoscere com’era tuo padre prima che tu nascessi.
Si dice infatti che l’arrivo di un bimbo riscriva profondamente il DNA dei genitori, per cui sicuramente il Paolo-dopo-di-te sarà molto diverso dal Paolo-prima-di-te. Sarò forse meno avventato, più pensieroso, meno leggero. Un po’ mi spaventa: non mi ci vedo borghese, cauto, attento. Io, quello che ha come motto “Solo l’Immaginazione come limite!”. Ma non è più tempo delle avventure spavalde… tra 6 mesi ci sarà qualcosa di estremamente prezioso da proteggere: te.
Non mi aspettavo il tuo arrivo. Mi ero ormai rassegnato a vivere una vita da scapolone, tra party, threesome floreali e tante cose che adesso non puoi ancora capire, ma – fidati – sono parecchio divertenti! Come dicono gli Articolo 31 ne “La Fidanzata”,
La mia vita è un casinò
Ogni sera nel night di King Mauri
Con i ragazzi della banda
Cospirando manco si trattasse di una rapa in banca
Per cacciar la bimba da portare in branda
Seppur la compagnia di pupe non ci manca
Trattasi di avventuriere straniere
Amori che si rivelano chimere
Le puoi vedere sparire
Alla luce del mattino come un sogno
E invece… adesso cambia tutto! Mi ci vedi al supermercato – un negozio fisico! – a comprare i pannolini? A cucinarti la pappa, io che ordino su Deliveroo pure il sale?
Però ti confesso che… non vedo l’ora!
Sarà bellissimo prenderti in braccio appena nato: vedo già i tuoi occhi a mandorla, come quelli di tua madre. Spero che tu prenda da lei la pelle chiarissima e luminosa. Avrai i suoi occhi color cielo del Grand Canyon, di quel blu super saturo che solo negli States si vede. Io ti donerò il mio nasino alessandrino, come quello delle statue antiche. Sarai un piccolo dio greco, mezzo asiatico, mezzo siciliano, un po’ bronzo di Riace, un po’ sbronzo buddace, con cittadinanza americana e con due società offshore intestate già alla nascita… che mix!
Mi vedo nelle lunghe notti d’inverno a cullarti per farti smettere di piangere. So che quel pianto mi spezzerà il cuore, salvo rigenerarlo al primo sorrisetto furbo che mi farai.
Sarà bellissimo vederti crescere e parlare con i nonni in siciliano, tu – col tuo accento newyorkese. Bagnarti il ciuccio nel limoncello che, come saprai, è il liquore preferito di tua madre.
Tua madre
E proprio di lei, ti vorrei parlare.
Devi ammirarla: non sarà semplice per lei abbandonare tutto e trasferirsi in Italia. Lei dice che non le pesa, che è qualcosa che fa volentieri. Ma ci saranno sicuramente dei momenti di tristezza: Milano è bella, ma non è casa per lei.
XMas Lady, tua madre, mi ha sorpreso. Non l’ho vista arrivare. Sì, è vero, mi è piaciuta subito al primo sguardo. Ma non avrei mai immaginato che sarebbe diventata la madre dei miei figli.
Un mix impossibile: italiana, russa, ebrea… tre popoli in una donna sola, figlio mio, e nessuno dei tre si mette d’accordo con gli altri!
Ricordo il nostro primo appuntamento all’Hotel Chelsea, nel Natale 2025, quando ha fatto pure la figa non dandomela la prima sera. Meno male che non sono più permaloso come una volta. E poi comunque abbiamo recuperato ampiamente a Miami.
Doveva essere uno di quei flirt vacanzieri, una fiammata forte che si spegne al rientro. Ma, invece, tua madre mi ha subito raggiunto a Milano. È diventata via via più dolce e ha iniziato a installarmi nella mente l’idea di un tuo possibile arrivo.
A prima vista è così remissiva e compiacente. Si è affidata completamente a me, con fiducia e un pizzico di timore, nel provare cose che non aveva mai provato. Devi vedere che faccia ha fatto la prima volta che le ho chiesto l’anale! Ops, forse non è la migliore immagine da dare a un figlio della madre… scusami, non sono pratico, è roba nuova questa per me!
Sicuramente non è mancato l’amore. Almeno, non fino ad ora. Mi aspettava a casa, piena d’amore e passione.
Dovresti vederla com’è quando si scatena in pista da ballo, quando prova a ballare come me e poi – ovviamente – lo nega.
E anche nel letto ballava bene. Aridaje, scusa. Ma devo tirarti su “masculo veru” (real man), quindi queste cose comunque prima o poi te le dovrò spiegare…. Che differenza fa? Sì, ecco, magari aspettiamo che tu sappia camminare per darti i dettagli.
Tua madre mi ha “fregato”, ma in senso buono… e meno male che l’ha fatto, altrimenti tu non saresti qui con noi! Non pensavamo potesse rimanere incinta, ma è successo. E va bene così.
Un’idea molto poco ortodossa
Inoltre tua mamma ha un’idea della famiglia che farebbe venire un infarto a un prete e un orgasmo a me! Ha detto che non le pesava che io vedessi anche altre, anzi, adorava l’idea di avere una “sister wife”, ovvero che io avessi nel tempo un’altra donna con cui fare un figlio e… crescere una bella famiglia allargata!
Questa idea mi ha molto colpito, ma non per lussuria quanto per un motivo più profondo: per una volta nella vita, la prima!, mi sono sentito totalmente visto e accettato. Col mio bisogno di libertà, la mia esuberante gioia di vivere e la mia maialaggine ancestrale. Sapere di poter fare questo non “nonostante” la mia compagna, ma con la sua completa benedizione… mi ha aperto il cuore.
Passavano i giorni e questa idea scavava nella mia mente. Mi piaceva proprio, ma mi sembrava troppo bello per essere vero. Ho deciso quindi di chiamare mia madre, ovvero tua nonna, per farmi dissuadere.
Devi sapere che la nonna desidera da tempo immemorabile un nipotino. I miei genitori hanno sempre vissuto in funzione dei figli (pensa che si sono trasferiti a Milano per me) ma… con i nipotini non hanno avuto fortuna! Dei tre figli avuti, uno è gay, l’altra è lesbica e il terzo – io – scapolo puttaniere certificato!
La telefonata alla nonna
Io: “Mamma, ho incontrato una ragazza fuori di testa. Dice che mi permette di andare con le altre, basta che faccio un figlio con lei.”
Mamma: “Buono, buono.”
Io: “Ma come buono!?! Non mi dici di stare attento? Di non fidarmi?”
Mamma: “No, no, fidati! Non ci pensare! Mettila incinta! Tutta salute!”
Io: “Ma Mamma!”
Mamma: “Ma no, i figli sono benedizioni!”
Io: “E vabbè, ma non hai proprio niente da raccomandarmi?”
Mamma: [ci pensa un attimo] “Sì, una cosa c’è.”
Io: “Ecco, brava! Dimmi! Dammi un consiglio che mi faccia ragionare!”
Mamma: “Se poi vi lasciate e lei vuole tornarsene a New York, sia chiaro che il figlio rimane qui con noi, in Italia!”
Io: …
Per quanto possa sembrare tutto così strano, io e tua madre ci siamo presi subito. C’è stata subito un’intesa fulminante, a letto e fuori dal letto. Lei ha iniziato a diventare dipendente dal sesso insieme, io di averla accanto. Ecco, con XMas Lady mi sono finalmente sentito come un bimbo a Natale.
Stavo pensando di invitare tutte le protagoniste del blog al tuo battesimo. Magari potresti avere l’Americanina come zia (almeno parla la tua lingua)! La Dea Francese come madrina di stile: ti insegnerebbe che il bavaglino va coordinato con le scarpe. Piccolina come bodyguard: guai a chi ti tocca, quella ti difende a morsi. Invitiamo pure Filippo, chissà che ti serva un consiglio con le compagnette d’asilo.
Thomas
Vuoi sapere come ti chiamerai? Per il tuo nome, abbiamo litigato per due settimane. Lei voleva un nome russo. Io volevo un nome italiano. Alla fine abbiamo scelto Thomas! In onore del mio migliore amico (e anche del mio socio). Non dirglielo, ma alla mamma il nome l’ho venduto come un auspicio che tu possa fare San Tommaso. Lo sai che mamma ama la Bibbia (anche se la legge sempre con il plug che le ho regalato). Ecco, prendilo seriamente questo auspicio: non credere a niente, è tutto marketing. Te lo dice papà, che è un pubblicitario.
Credi “solo” all’amore. Anche quello è marketing ma – finché riesci a crederci ancora – è uno sballo.
Non vedo l’ora che arrivi. Di tenerti sul mio pancione, coperto con la copertina nera che tante ragazze hanno usato, ma adesso… è solo tua. Voglio sentire il tuo calore sul mio petto, commuovermi baciandoti la fronte tenera, mentre sono spaventatissimo di poter fare del male a qualcosa di così fragile, piccolo e grande allo stesso tempo!
Voglio mettere il mio indice ruvido nelle tue liscissime manine e sentire che lo stringi.
Voglio fare tutto questo…
Ma non è possibile.
Perché non ci sarà nessuna manina.
Nessuna copertina su di te.
Non ci sarai tu.
Perché tua madre, XMas Lady, in una sera di febbraio ha raccolto le sue cose ed è andata via. Non ti dirò perché’. Non perché non lo sappia, ma perché non cambia niente. Quello che conta è che la porta si è chiusa, e con lei se n’è andato tutto questo.
E tu, Thomas, il mio XMas Baby dai begli occhi azzurri a mandorla… tu sei rimasto qui, in questa lettera, che è l’unico posto dove sei mai stato.
Fai la nanna, piccolo.
Che tu possa sognare la splendida vita che tuo padre, poco Magnifico e molto Paolo, aveva immaginato per te.
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