Tired of Boys? Try a Man!

La Bond Girl e il cicisbeo (io!)

L
@ Grobi Grafik

Ormai su Tinder si trova di tutto. Persino le spie!
Durante i miei classici 5 minuti al giorno di swipe, mi colpisce il suo profilo. Ha un incarnato molto chiaro, capelli nerissimi, occhi chiari, di un tono sbiadito tra il verde e l’azzurro. 26 anni, dichiara di cercare una storia seria.
Lineamenti da donna dell’Est, con zigomi pronunciati e mascella importante. Non la classica bambola soprammobile, ma una donna che può al contempo vincere Miss Ucraina e strapparti lo sternocleidomastoideo con una mossa di Krav Maga.
Le foto hanno un gusto raro, come quelle foto d’autore di altri tempi che piacciono tanto a Roberto, il mio avvocato. Ogni singola posa è ricercata, ogni movimento del corpo è frutto di un gesto artistico. Si percepisce che lei è l’artista e non la modella.
La descrizione è fuori di testa.

Uhm, non si capisce nulla. In ogni caso, è bona, quindi la matcho. Riscrivo la sua descrizione in altre parole per ricalcare lo stile e attivare un contatto, aggiungendo un paio di intuizioni su di lei:

Vabbé, classico ricalco con linguaggio vago per instaurare rapport: il Tinder dating è un duro lavoro ma qualcuno dovrà pure farlo.
Chattiamo distrattamente un po’, tra un impegno e un altro, infine chiedo Instagram e WhatsApp.
Cerco di capire di più chi ho davanti. È artista, bazzica il mondo della moda. Ha un sito a suo nome, con tutti i suoi lavori. Ha un profilo Instagram pieno di foto artistiche in cui ogni tanto compare un pezzo di culo, uno stacco di coscia. È un erotismo molto mentale, molto costruito, di quello che potrebbe piacere alla mia amica Lella (io sono più per ragazze che le donne sofisticate definiscono “volgari”, celando malamente il massimo grado di invidia femminile possibile).

Non ho fretta di incontrarla, in questo momento la mia agenda è già abbastanza piena di donne, voglio capire se, al di là dell’estetica, può valerne la pena, se è una persona con qualcosa in più, per cui magari perdere la testa.
Parliamo di relazioni, di incontri, di amore. Ha una routine molto stringente, che prevede palestra tutti i giorni, corso di italiano, pianoforte. Parla italiano benissimo, per essere qui da poco più di un paio di anni. È ucraina, mi racconta di essere fuggita dalla guerra. Mi domando se avesse un ragazzo lì, prima della guerra. Se lui sia ancora vivo, lì obbligato per legge a combattere, mentre lei è qui a fare foto artistiche e appuntamenti su Tinder. Mi ricorderò di parlare di lei alla prossima femminista misandrica che parla di quote rosa e discriminazioni delle donne sul lavoro. Non mi permetto di chiederle dettagli, comunque: vedere il proprio paese in fiamme deve essere una ferita aperta e sanguinante. Scoprirò dopo che, dopo essere venuta in Italia, per amore si è trasferita in un freddo paese del nord, dove ha amato tantissimo il suo uomo, supportandolo anche quando lui voleva andare con più donne. Ok, dai, incontriamola 🙂

Dopo una settimana di chat, la invito a uscire. Accetta volentieri ma mi dice che vuole tornare a casa presto. Le dico che l’avrei invitata a cena ma, se ha restizioni temporali, possiamo andare a fare un aperitivo. “no, no, tranquillo. Ti aspetto”. Ok, abbiamo capito il tipo: cena e vieni a prendermi sotto casa.

Chiariamo subito un punto.
A me sta abbastanza sui coglioni lo schema tradizionale dove l’uomo corteggia, dimostra, fa gesti eclatanti e la donna – novella principessina – si prende tutte le attenzioni. Trovo che questo modello tradizionale subcomunichi – ammantando di galanteria – dei presupposti velenosi:

  • La donna è il premio, l’uomo deve sudarsela e/o comprarsela con regali;
  • La donna vale a prescindere per quello che è. L’uomo, al contrario, vale per quello che fa, dona, possiede.
  • L’uomo deve dimostrare gentilezza, capacità di protezione e cura. Che mi andrebbe anche bene, ma non si capisce perché deve farlo da subito, con una tizia che neanche conosce, a prescindere.
  • Il tempo della donna è prezioso, se ti concede di uscire con te le devi offrire la cena. Il che mi fa parecchio ridere, considerando che capi di azienda pagano 1.000,00 € l’ora per parlare con me.

Io sono più per modello di co-investimento, dove due persone (indopendentemente dal sesso) donano entrambe tempo e risorse nel desiderio di conoscere l’altra persona. In genere preferisco partire con un aperitivo, giusto per non trovarmi bloccato una serata con una persona che magari non mi piace neppure, per poi rifissare a cena (fuori o a casa mia). Chiaramente offro io, ma perché sono io a invitare, non perché sono uomo.

Detto questo, mi conoscete: sapete che amo ogni tanto fare l’esatto opposto di quanto credo, per testare sfumature diverse di realtà o per divertimento. Ho capito come ragiona la Bond Girl, quindi con lei si va all in in un modello totalmente opposto al mio. Seguirò il Cicisbeo Game, sulla scia del cavalier servente settecentesco che  assisteva nelle incombenze personali (toletta, corrispondenza, compere, visite) la nobildonna sposata.

Vado a prenderla sotto casa. Ovviamente è in ritardo, quindi mi metto su Youtube a guardare i video di Gigi Proietti. E mentre me la rido con fervore pantagruelico arriva lei. Mi giro, mmazza che bbella!

La mia reazione non appena la vedo!


E’ incredibilmente elegante, vestita con un abito particolarissimo, di grandissimo stile, che combina svolazzi ludici a delle linee essenziali e serie. Lo sguardo è come quello di un lago alpino: freddissimo, puro, profondo. Particolarissimo: distante, come se mettesse a fuoco due metri e mezzo dietro la tua testa. Ti guarda ma è come se non ti guardasse, come se fosse altrove. Questo le conferisce una espressione ieratica, di chi nota la dimensione nascosta dell’esistenza, un ponte verso un altro mondo, distante e mistico.
Ed è anche bona: sotto gli svolazzi dell’abito, si intravede un fisico tonico.

Cicisbeicamente esco dall’auto per salutarla e aprirle la portiera. La sua bellezza mi leva il fiato e mi comprime il petto. Mi sforzo di far finta di nulla, parlo con lei del più o del meno e la porto in un ristorante vicino casa.

Solita scena, lei entra, i camerieri trasaliscono, ci danno il tavolo migliore, tutti gli sguardi sono per lei. Ci raccontiamo le nostre vite. Lei è abituata a uomini che cercano di impressionarla, io faccio il contrario: cerco di farla qualificare, per capire se ha delle caratteristiche per me interessanti oltre la bellezza. Al contempo parlo delle mie debolezze, dei miei momenti difficili, delle cose che ho ancora da migliorare. In maniera sempre leggera, autentica, scherzando parecchio. Lei si apre e inizia a parlare delle sue difficoltà. Si sente sola, non riesce a trovare un uomo che le piaccia veramente. Ha poca stima per gli uomini italiani: a parole promettono mari e monti, nei fatti hanno ben poche attenzioni.
Le chiedo quante volte le sia capitato di trovarsi male con il maschio italico. Mi dice parecchie volte.
Eh, allora il problema non sono gli uomini, sei tu“.

Mi guarda incuriosita.
La prima volta può essere sfortuna. La seconda, caso. Ma se alla terza, quarta, quinta volta… se tutti gli uomini che incontri sono sbagliati… non può essere sfortuna. Sei tu che stai sbagliando qualcosa”.
Finalmente il suo sguardo mette a fuoco me. Mi guarda. Mi vede. E’ lì con me.

Insisto “Vedi, qui c’è un tema culturale. Tu continui ad attenderti un corteggiamento da uomo dell’est, dimenticando che vivi in Italia. Se un uomo regalasse 50 rose ad una donna italiana appena conosciuta, lei penserebbe di lui:

  • che è uno sfigato;
  • che ha bisogno di pagare/comprare una donna per stare con lei;
  • che è un uomo di basso valore e con poche alternative.

Inoltre, la donna si sentirebbe offesa, oggettificata, come se l’uomo volesse comprarla. E il gesto le apparirebbe poco sincero: un uomo italiano 50 rose non le regala se non all’anniversario e dopo 5 anni di matrimonio.”

Lei capisce ma fatica a smuoversi dal modello di uomo con cui è cresciuta.

Il suo sguardo ora è diverso: mi guarda con complicità e attrazione. E’ lì con me, presente, vulnerabile e potente. Queste fighe son tutte uguali: basta che le tratti per quel che sono, – ovvero delle persone normalissime come altre – basta che tieni loro testa, fai notare loro carinamente le stronzate che dicono (con lo stesso tono affettuoso e sfottente che avresti con la tua sorellina piccola) e… loro scendono dal piedistallo e si infiammano per te.
Mi alzo e mi siedo accanto a lei, la coccolo e la accarezzo mentre la prendo un po’ in giro.

Si apre ancora di più. Mi racconta per più di un anno ha fatto… la SPIA.

Io quando mi racconta le sue avventure da Bond Girl!


Sì, mentre era in Svezia ha collaborato con l’intelligence locale per estorcere informazioni a soggetti sensibili. Normalmente la riterrei una probabile fesseria ma mi dà dettagli ed è molto credibile: in fondo, di tutte le persone che conosco, lei è quanto più di avvicini ad una Bond Girl. Mi racconta di qualche avventura, non moltissimo, ma… caro lettore, non posso dirti nulla. Vorrai mica che i prossimi articoli siano scritti da dietro le sbarre?
E’ simpatica e divertente, le dico che – nel caso si creasse chimica – mi farebbe piacere portarla in barca con me in Sardegna, a fine agosto.

Ridiamo e scherziamo. Siamo l’ultima coppia del ristorante. La invito a bere qualcosa a casa mia ma lei rifiuta, adducendo come ragiona “mi conosco, una volta che sono a casa tua, non mi tratterrei. Preferisco che ci conosciamo prima“.

Va bene, ci sta. La tensione sessuale fende l’aria ma la riaccompagno a casa, chiacchierando amabilmente. Mi fa ascoltare alcuni suoi brani su spotify, sue produzioni artistiche create campionando le frasi colme di desiderio che gli uomini le mandano via whatsapp. Una roba alla Magnifico, in effetti… non posso che apprezzare. Ma confesso che provo gelosia per questi morti di figa che flirtano con la mia bond girl!

Di rientro mi viene un’idea: facciamo un passo nella sua direzione, regaliamole delle rose, chissà che capisca finalmente che bisogna entrambi venirsi incontro.
Prenoto 50 rose bellissime, di quelle stabilizzate, da farle consegnare a casa , con un biglietto che recita:

Promemoria profumato di tre attimi:
il mio tocco leggero sulla tua pelle;
il tuo sguardo, vero, disvelato, intenso, concesso a pochissimi, inchiodato al mio;
il resto del mondo che svaniva.

L’indomani riceve le rose, mi scrive tutta contenta e anticipa la cena che avremmo dovuto farci insieme.

Dopo questo passo nella sua direzione, mi aspetto un suo passo nella mia. In particolare, vorrei che venisse a cena da me. Non perché si debba necessariamente scopare, ma perché voglio un posto intimo in cui conoscerla meglio, senza camerieri e avventori vari. Un posto dove coccolarla, sul divano, con un calice in mano.

Figuriamoci! “Io quelle cose non le faccio“.
Onestamente, questa assenza di fiducia mi infastidisce. Mi fa sentire rifiutato. Vabbé, cercherò un ristorante di pesce il più lontano possibile da casa mia.
Come Barney di HIMYM, anche io ho un tizio per ogni cosa. Per i ristoranti, il mio tizio è il mio caro socio Tommi: uno stiloso lord della milano bene, amante dei piaceri della tavola, dell’eleganza e della convivialità.
Il bello di Tommi è che puoi fargli le richieste più assurde, combinando budget, location, qualità della cucina e zona… lui avrà sempre tre ottimi ristoranti da consigliarti. Gli do un brief preciso: Ottimo pesce, in zona isola, aspetto non pretenzioso, anzi persino dimesso, un po’ impolverato e alla mano. Tu non vieni a casa mia? Io scelgo un ristorante casereccio e casalingo.

Passiamo una bella serata. Finita la cena, la riaccompagno subito a casa. Vorrebbe bere qualcosa da qualche parte, ma io sono stanco.
L’indomani mi scrive, sono freddo e distaccato, un po’ infastidito.
Cerca di attirare la mia attenzione. Pubblica la storia con le rose. Mi scrive che non può smettere di ammirarle. Ne approfitto per chiarire la mia posizione sul co-investimento necessario in fase di conoscenza:

Vabbé, la mia amica Lella direbbe forse sono stato un po’ figa isterica. Rimango convinto delle mie posizioni.

La reinvito una terza sera. Le chiedo se preferisce fuori o a casa. Ovviamente preferisce fuori, così “possiamo goderci la serata senza pensare ai piatti da lavare”.
Sì, i piatti… e comunque ho la lavastoviglie e la domestica! ma tant’è.

Casualmente un impegno di lavoro mi costringe ad annullare la cena.
Attende un mio nuovo invito.
Non arriva.
Mi ricontatta, parliamo del più e del meno, e infine mi chiede cosa ho deciso di fare per le vacanze.
E qui esce tutto il siciliano che c’è in me:

io: “Vado in barca. ma chiaramente non te lo propongo nemmeno: se è troppo presto per andare a cena da me, figuriamoci andare in vacanza insieme”.
lei: no, no, la barca va bene, la casa no.

Sì, col cavolo!
A questo punto, quasi chiunque avrebbe insistito un po’ nel vederla, scoparla e poi sparire.
Ma io non ho voglia di perdere tempo e non scopo/avvio relazioni con ragazze di cui non condivido i valori.

Addio, Bond Girl! La vita è troppo breve per perdere tempo con te.
Nextata!

About the author

Commenta

By A_MAN
Tired of Boys? Try a Man!

A_MAN

Get in touch

Quickly communicate covalent niche markets for maintainable sources. Collaboratively harness resource sucking experiences whereas cost effective meta-services.